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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -
Dal 1764 la voce dell'illuminismo a Milano.

16 ottobre 2011

Sempre più indignati! Quale futuro? per un passato di schiavitù dipinta da falsa democrazia e mancato rispetto? Dedichiamoci in allegorico silenzio una poesia del Lorca. Non farsi sottomettere dai Bongo Bunga è un diritto universale, ieri, oggi. domani, tutti vedranno, tutto il mondo ha visto, la storia verrà scritta da internet e non più solo dai vincitori! Il momento è difficile, pensare con la propria testa è una priorità per non farsi sottomettere. Indignati e incazzati! NO APARTHAIDE! ---------------------------------------------- Corpo presente La pietra è una fronte dove i sogni gemono senz’aver acqua curva né cipressi ghiacciati. La pietra è una spalla per portare il tempo Con alberi di lagrime e nastri e pianeti. Ho visto piogge grigie correre verso le onde...

 Sempre più indignati!

Quale futuro? per un passato di schiavitù dipinta da falsa democrazia e mancato rispetto?


Dedichiamoci in allegorico silenzio una poesia del Lorca.

Non farsi sottomettere dai Bongo Bunga è un diritto universale, ieri, oggi. domani, tutti vedranno, tutto il mondo ha visto, la storia verrà scritta da internet e non più solo dai vincitori!

Il momento è difficile, pensare con la propria testa è una priorità per non farsi sottomettere.

Indignati e incazzati!

NO APARTHAIDE!
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Corpo presente
La pietra è una fronte dove i sogni gemono

senz’aver acqua curva né cipressi ghiacciati.

La pietra è una spalla per portare il tempo

Con alberi di lagrime e nastri e pianeti.

Ho visto piogge grigie correre verso le onde

alzando le tenere braccia crivellate

per non esser prese dalla pietra stesa

che scioglie le loro membra senza bere il sangue.
Perché la pietra coglie semenze e nuvole,

scheletri d’allodole e lupi di penombre,

ma non dà suoni, né cristalli, né fuoco,

ma arene e arene e un’altra arena senza muri.
Ormai sta sulla pietra Ignazio il ben nato.

Ormai è finita. Che c’è? Contemplate la sua figura:

la morte l’ha coperto di pallidi zolfi

e gli ha messo una testa di scuro minotauro.
Ormai è finita. La pioggia entra nella sua bocca.

Il vento come pazzo il suo petto ha scavato,

e l’Amore, imbevuto di lacrime di neve,

si riscalda in cima agli allevamenti.
Cosa dicono? Un silenzio putrido riposa.

Siamo con un corpo presente che sfuma,

con una forma chiara che ebbe usignoli

e la vediamo riempirsi di buchi senza fondo.
Chi increspa il sudario? Non è vero quel che dice!

Qui nessuno canta, né piange nell’angolo,

né pianta gli speroni né spaventa il serpente:

qui non voglio altro che gli occhi rotondi

per veder questo corpo senza possibile riposo.
Voglio veder qui gli uomini di voce dura.

Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi:

gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano

con una bocca piena di sole e di rocce.
Qui li voglio vedere. Davanti alla pietra.

Davanti a questo corpo con le redini spezzate.

Voglio che mi mostrino l’uscita

per questo capitano legato dalla morte.
Voglio che mi insegnino un pianto come un fiume

ch’abbia dolci nebbie e profonde rive

per portar via il corpo di Ignazio e che si perda

senza ascoltare il doppio fiato dei tori.
Si perda nell’arena rotonda della luna

che finge, quando è bimba dolente, bestia immobile;

si perda nella notte senza canto dei pesci

e nel bianco spineto del fumo congelato.
Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti

perché s’abitui alla morte che porta.

Vattene, Ignazio. Non sentire il caldo bramito.

Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!

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